venerdì 13 ottobre 2017

Repubblica: il jackfruit sa di porchetta


Chi ha assaggiato il jackfruit è probabilmente caduto dalla sedia a leggere questa news di repubblica.it. Per molti il frutto gigante che cresce in zone tropicali di Asia, America e Africa è tra i più buoni frutti del pianeta. L'articolo originale dell'Independent ne esaltava il valore nutritivo e riguardo ai sapore diceva solo che negli Stati Uniti il jackfruit è usato da vegani e vegetariani perché cucinato per un'ora e più ricorda il sapore del maiale.
Il sapore di porchetta è tutto frutto della fervida fantasia del compilatore di repubblica.

giovedì 9 marzo 2017

LaStampa: Gramsci padre fondatore del PD


In questo caso il copia-schermata è indispensabile.
L'arruolamento di Gramsci come padre fondatore del PD assieme a Veltroni, copre tutto il resto dell'intervista a Nannicini, compresa una doverosa spiegazione su chi (Nannicini) sia.

Gaffe dell'articolista o orwelliana riscrittura della storia? Lo sapremo entro qualche ora: solo nel primo caso, infatti, l'articolo sarà precipitosamente corretto.
 

sabato 18 febbraio 2017

Repubblica: il romanzo della droga in valigia


Chissà perché repubblica.it deve sparare nel titolo che la donna arrestata a Melbourne con 5 chili di cocaina è una professoressa di liceo, quando poi nell'articolo scrive invece che insegna sostegno in un istituto tecnico. Ci devono essere delle regole non scritte tra i titolatori, per cui un insegnante di liceo, magari con gli apparecchi ai denti (la foto prelevata su facebook è così piaciuta che è piazzata sia in home page, sia nell'articolo) è più insospettabile, quindi si può costruire meglio una storia romanzata cercando significati nascosti dietro alle frasette da bacheca facebook.

mercoledì 8 febbraio 2017

LaStampa: ennesimo presunto scoop contro Raggi

Mentre la Merkel annuncia l'Unione Europea a due velocità, da cui potrebbero derivare le nostre condizioni economiche dei prossimi decenni, la stampa italiana non ha di meglio da fare che accanirsi contro la giunta pentastellata di Roma. Si è appena sgonfiato lo scoop secondo cui Beppe Grillo denigrava la sindaca al telefono con Sgarbi e La Stampa si lancia in un altro presunto scoop sull'assessore all'urbanistica Berdini, nemico numero uno dei cementificatori di Roma, che, con un lessico improbabile, parla ugualmente male della sindaca e del suo entourage. La smentita dovrebbe essere imminente.

UPDATE 17/2
La storia racconta invece che lo scoop era vero, anche se risalente a qualche giorno prima. E' stato fatto uscire nei giorni decisivi per l'affare Tor di Valle (stadio più cubature) ma non è stato decisivo per le dimissioni di Berdini. Le dimissioni sono arrivate quando la giunta Raggi ha dato l'ok alla speculazione da 10 hilton, l'unità di misura inventata da Antonio Cederna ai tempi in cui l'Espresso titolava "Capitale corrotta, nazione infetta". Al giorno d'oggi invece il gruppo editoriale che porta quel nome festeggia e ha parzialmente sospeso il fuoco contro la giunta.

lunedì 5 dicembre 2016

Repubblica: il coccodrillo di Renzi



All'alba del 5 dicembre, quando la tela è già calata su Renzi e il suo gioco d'azzardo, Sebastiano Messina per repubblica, alle 4:55, pubblica il suo compunto coccodrillo. Grande foto dell'incauto di Rignano che si allontana con un braccio sulla spalla della moglie, una scena sicuramente preparata. L'incipit è micidiale:"MAI NESSUN governo aveva fatto tante riforme in così poco tempo, poco più di mille giorni. Mai nessun premier, dal 1948 in poi, aveva fatto sfondare al suo partito il tetto del 40 per cento."
Forse la deriva di repubblica è cominciata quando ha accettato il lessico di definire riforma qualunque (brutta) legge. La narrazione di questo articolo è che qualunque cosa (ottima) che Renzi facesse, si faceva dei nemici che non avevano capito. "Certo, a Palazzo Chigi le luci rimanevano accese fino a tardi."  Ora le luci a palazzo Chigi si sono spente. I riflettori di repubblica si spegneranno tra poco. Pronti a illuminare ad arte il suo successore, ancora da nominare.

lunedì 24 ottobre 2016

Repubblica: uno spot per Renzi e referendum per interposto Fuksas

Lo stile "al vocativo" di Francesco Merlo è inconfondibile. Quello di Fuksas altrettanto. Per questo, l'intervista per l'inaugurazione della nuvola, una delle opere incompiute più datate e famose di Roma, almeno fino a sabato, non direbbe nulla che non sappiamo già. Eccetto un elogio, reiterato, all'uomo politico che avrebbe permesso il completamento dell'opera e alla dichiarazione di voto di Fuksas al referendum del 4 dicembre.

Repubblica: un clickbaiting esemplare






Se doveste spiegare cos'è il clickbaiting con un esempio, questo sarebbe perfetto.
Il titolo fa pensare che la vittoria calcistica dipenda dalla lettura del pizzino. Naturalmente non è così, anche se il video è comunque divertente (ci immaginiamo un collaboratore sottopagato che scandaglia la rete alla ricerca di video simili): dopo l'inevitabile pubblicità da 15 secondi, potrete vedere la destrezza del giocatore in maglia scura che, per scherzo, strappa il pizzino per un secondo all'avversario. Peccato che per Repubblica.it i lettori non meritino un titolo veritiero.

venerdì 21 ottobre 2016

Repubblica: sull'America Latina a destra come sempre

Che Repubblica abbia una sorprendente impostazione di destra quando racconta (poco) dell'America Latina, con il suo famigerato "esperto" Omero Ciai, è cosa risaputa.
Solo una segnalazione qundi per questo articolo. Che in Venezuela sia in corso una dura battaglia tra il governo e gran parte della sua popolazione da una parte, e una oligarchia di benestanti dall'altra, è noto. Che repubblica abbia deciso inopinatamente di stare dalla parte di quest'ultima è altrettanto noto. Che si usi la definizione "golpe istituzionale", nata per descrivere le destituzioni di presidenti di sinistra regolarmente eletti in Honduras, Paraguay e Brasile, per attaccare un presidente in carica regolarmente eletto, è cattivo giornalismo che ci aspetteremmo forse da Libero e Giornale.

martedì 18 ottobre 2016

Repubblica: Federica Angeli e le sue ardite inchieste


In Italia esiste una categoria di giornalisti più nota per essere sotto scorta causa minacce delle organizzazioni mafiose che per le loro inchieste. Il più famoso è certamente Roberto Saviano, ma a nel suo piccolo a Roma, o meglio a Ostia, c'è anche Federica Angeli.
Dopo le inchieste su mafia capitale ad Ostia, che le hanno causato le minacce e la scorta, la Angeli si è fatta notare per le sue opinioni, molto diffuse sui social, contro la giusta  cinque stelle di Roma.
Con una certa curiosità siamo andati a leggere l'inchiesta sulle frutterie "egiziane", fenomeno ben visibile a chi abita in città.
Il risultato, nonostante il richiamo a camorra e immigrati,  è piuttosto deludente. Le informazioni si basano soltanto sulle dichiarazioni di un affabile venditore. Per il resto nulla: che le associazioni mafiose siano la prima industria del paese è un dato purtroppo assodato e più volte si è verificato che i capitali messi da parte con operazioni criminali siano stati investiti in attività commerciali come alberghi e ristoranti, altro che frutterie. Il fatto che la frutta sia venduta a metà prezzo è evidentemente un dato che ha molta rilevanza per studenti, pensionati o disoccupati, e chi ha dato un'occhiata ha potuto vedere che la frutta non si presenta male, anche se il problema per l'autrice è che sia  esposta "per l’intera giornata ai fumi di scarico delle macchine che ingorgano via Gallia o viale delle Milizie".
Insomma dall'articolo sembra che la camorra si comporti da banca e franchisor insieme. L'unico problema sembra essere che i fruttivendoli lavorino fino a 18 ore e dormano in negozio: in questo caso invitiamo la solerte autrice a interessarsi al mondo della gig economy, della logistica, della grande distribuzione specie nei festivi e nell'agricoltura, dove voucher e nero imperversano. Anche se il padrone non è formalmente un camorrista vecchia maniera.

giovedì 29 settembre 2016

Repubblica: obiettivo fisso Raggi


Tempi difficili per il quotidiano di riferimento del governo. Il referendum non si può rimandare oltre il 4 dicembre e Renzi, in difficoltà su tutto il fronte, dall'Europa all'economia, comincia anche a straparlare di ponti sullo stretto. Per cercare di vincere il referendum unica possibilità è cercare di screditare gli esponenti del granitico fronte del no, a partire dal punto più debole: la giunta di Roma.
Le dimissioni di un funzionario del comune fanno partire un attacco a tutto campo: la metafora pugilistica (getta la spugna) è stata frettolosamente rimossa dal titolo in home page ma resta nell'articolo,  storia dell'ultimo mese della giunta corredato di termini sistemati ad hoc come orlo, pasticcio, disastrate, collasso, default.